Ricordo ancora, come fosse ieri, quando mio nipote Andrea ha scoperto la sua ombra. Fu un momento esilarante e al tempo stesso commovente. Il piccolo Andrea scopriva la sua esistenza, finalmente capiva, anche se in modo buffo, che la sua ombra era la sua proiezione, era la prova che esisteva. L’ombra a quel punto avrebbe fatto tutto quello che lui voleva e secondo come si esponeva alla luce, quell’ombra poteva essere più piccola o più grande. Poteva fare delle figure, imitare la natura, poteva farla diventare divertente o mostruosa, o addirittura tutte e due. Crescendo capì che quell’ombra lo avrebbe seguito per tutta la vita.

L’ombra che Peter Pan perdeva noi ce l’abbiamo attaccata addosso e nessuno ce la può togliere. Può tradire la nostra presenza, ma può essere di riparo a qualcuno, può essere un gioco. I cinesi ne hanno fatto un’arte, gli scienziati hanno potuto studiarla per elaborare e dimostrare le teorie che hanno fatto evolvere la scienza. L’ombra è lì perché la luce non può attraversare il nostro corpo, siamo solidi, veri. L’ombra è lì a ricordarci che esistiamo e l’ombra si comporta in conseguenza di quello che facciamo.

Ma c’è una seconda ombra che scopriamo più avanti nella vita. C’è chi la scopre prima, chi la scopre dopo e chi non la scopre mai. Un’ombra che dovremmo conoscere tutti, che ci sarà compagna di vita almeno quanto l’altra, ma che risponde anche lei alle nostre voglie, alle nostre scelte. Quell’ombra si chiama conseguenza. Ogni volta che facciamo una scelta, che ci interfacciamo con gli altri, ogni volta che facciamo qualcosa c’è una conseguenza. Quando ne siamo consapevoli allora siamo persone, persone che vivono il mondo.

Ci sono persone che non vogliono vederla quell’ombra perché non vogliono accettare le conseguenze di quello che fanno. La maggior parte delle volte ne pagano le conseguenze personalmente, ma sarebbe bene che pensassero anche alle conseguenze sugli altri.

Le ombre saranno nostre compagne per la vita, non dimentichiamolo mai.

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